La passivazione è un trattamento chimico applicato agli acciai inossidabili. Il pezzo viene immerso in un bagno acido (acido nitrico o citrico) che dissolve il ferro libero e le contaminazioni lasciate in superficie dalla lavorazione, come particelle di acciaio strappate a un utensile o residui di taglio. Favorisce poi la ricostituzione del sottile strato di ossido di cromo che determina la resistenza alla corrosione dell’acciaio inossidabile. Non viene depositato alcun metallo: le quote e l’aspetto non cambiano in modo misurabile.
È particolarmente utile dopo un’operazione che può aver contaminato o alterato la superficie: lavorazione meccanica, sbavatura, lucidatura, saldatura. I settori che la richiedono o la raccomandano sono l’agroalimentare, il medicale, il farmaceutico, il chimico e l’ambiente marino. La norma ASTM A967 è un riferimento corrente per le procedure e le prove di controllo; un’officina che la pratica saprà dire quale metodo impiega.
Non va confusa con altre operazioni. Il decapaggio, più aggressivo, elimina gli ossidi e le colorazioni di rinvenimento lasciati dalla saldatura. L’elettrolucidatura asporta un sottile spessore di materiale per levigare la superficie. Per estensione si chiama passivazione anche il trattamento di conversione applicato su un deposito di zinco, che è un’altra operazione. Infine, un pezzo passivato non è al riparo da tutto: in ambiente con cloruri, la scelta della qualità (316L anziché 304L) resta determinante.
Nella richiesta di preventivo
Indichi la qualità esatta, la norma o la specifica da seguire, il settore di impiego e la prova di controllo richiesta. Specifichi se il pezzo è stato saldato o lucidato, perché può richiedere un decapaggio preliminare, e chieda un certificato di trattamento se il Suo capitolato lo impone. Preveda la passivazione dopo la lavorazione, la sbavatura e uno sgrassaggio accurato, mai prima. Si veda anche la guida inox 304 o 316L.