La tolleranza è lo scostamento ammissibile su una caratteristica di un pezzo. Nessuna macchina produce una quota esatta: il disegno indica quindi un valore nominale e un intervallo, tra un limite inferiore e un limite superiore, entro il quale il pezzo resta conforme. Una quota «20 ± 0,1» accetta qualsiasi valore misurato tra 19,9 e 20,1 mm; la tolleranza, differenza tra questi due limiti, vale qui 0,2 mm.
Si incontrano diverse famiglie. Le tolleranze dimensionali riguardano lunghezze, diametri o angoli. Si scrivono come valore (± 0,05) o con una classe normalizzata secondo la ISO 286, come H7 per un foro: su un diametro di 25 mm, H7 consente da 0 a +21 µm. Le tolleranze geometriche regolano la forma, l’orientamento o la posizione (planarità, perpendicolarità…) e rientrano nella quotatura GPS. Infine le tolleranze generali, secondo la ISO 2768, si applicano a tutte le quote prive di indicazione individuale: classi f, m, c e v per le dimensioni lineari e angolari, H, K e L per la geometria. Evitano di quotare ogni dettaglio.
Più la tolleranza è stretta, più la fabbricazione è impegnativa: regolazioni fini, passate di finitura, talvolta rettifica, controllo più lungo, tasso di scarto più alto. Il costo sale rapidamente, da cui la regola di imporre una tolleranza stretta solo dove la funzione lo richiede. Anche la temperatura, il materiale (le plastiche si dilatano molto più dei metalli) e i trattamenti superficiali influenzano ciò che si può garantire. Per ritrovare i valori di una classe ISO 2768, utilizzi lo strumento tolleranze ISO 2768.
Nella richiesta di preventivo
Indichi la tolleranza generale del disegno nel cartiglio (ad esempio ISO 2768-mK), evidenzi le quote funzionali a tolleranza stretta e le giustifichi, poi lasci tutto il resto in tolleranze generali. Specifichi se il controllo di queste quote è richiesto, con quale strumento, e se si intendono prima o dopo il trattamento. Si veda la guida sulle tolleranze di lavorazione e la definizione di accoppiamento, che ne è l’applicazione ai pezzi assemblati.