La maschiatura consiste nel realizzare una filettatura interna, cioè una scanalatura elicoidale, in un foro, per avvitarvi una vite o un prigioniero. L’utensile si chiama maschio: ha la forma di una vite scanalata i cui taglienti ricavano il filetto. Il suo corrispettivo esterno è la filettatura di un’asta.
Si inizia con una foratura al diametro detto « di nocciolo », circa pari al diametro nominale meno il passo: per una M8 con passo 1,25 mm si fora a 6,8 mm. Il maschio entra poi a bassa velocità, a mano oppure, più spesso, su centro di lavoro con un ciclo di maschiatura che sincronizza rotazione e avanzamento. I maschi a taglio asportano un truciolo; i maschi a rullare formano il filetto per deformazione, senza truciolo, nei materiali duttili come l’alluminio o l’acciaio dolce. Per i grandi diametri, i materiali duri o i fori delicati, la fresatura di filetti con una fresa per filettare è un’alternativa: la rottura dell’utensile vi è meno penalizzante di un maschio spezzato in un foro, spesso molto difficile da estrarre.
La maschiatura consente un assemblaggio smontabile su piastre, flange, scatole e supporti. La lunghezza di imbocco del filetto vale circa una volta il diametro nell’acciaio, di più nei materiali teneri come l’alluminio o le plastiche. Quando la tenuta è insufficiente, un inserto filettato rinforza la filettatura. Questa operazione rientra nelle prestazioni di lavorazioni CNC.
Nella richiesta di preventivo. Precisi la designazione completa (per esempio M8, M8 × 1 a passo fine, filettatura gas G 1/4, UNC), se il foro è passante o cieco, la profondità utile del filetto e la classe di tolleranza (6H è la più comune nel sistema metrico). Indichi se è richiesto un controllo con calibro « passa / non passa » e se segue un trattamento superficiale: modifica le dimensioni del filetto. La guida capitolato di fabbricazione elenca ciò che un’officina deve sapere.